Gruppo Astrofili Volontari Ingauni


...io questo ciel che sì benigno
appare in vista, a salutar m'affaccio...

La sera del dì di festa (Giacomo Leopardi)


ERCOLE




Ercole


Costellazione antichissima, essa rappresenta il grande eroe Eracle (Ercole), figlio di Zeus e Alcmena, la più bella e saggia di tutte le mortali, concepito in una notte nella quale il dio prese le sembianze del marito di lei, Anfitrione. Il piccolo venne chiamato Alcide (da Alkè, forza) e già dalla culla diede prova della sua grande forza, strangolando i due serpenti che Era, la gelosissima moglie di Zeus, aveva mandato per ucciderlo.  Egli divenne immortale quando riuscì a suggere furtivamente dal seno di Era addormentata. Nell'occasione si determinò la creazione della Via Lattea: svegliatasi, Era allontanò il bambino, ma il latte finì sulla volta celeste, lasciando la celebre "traccia". Questo episodio, unitamente all'ira per il tradimento, spiega perchè Era odierà Ercole e, non potendolo uccidere, cercherà di complicargli la vita all'inverosimile.
Da adulto raggiunse la bella statura di quattro cubiti e un piede (205 cm). L'eroe, sotto la malvagia influenza della dea, in un impeto di follia uccise la moglie Megara e i suoi tre figli per poi recarsi, pentito, presso l'Oracolo di Delfi, onde conoscere come espiare quella colpa. Gli fu comunicato allora che doveva presentarsi presso Euristeo, re di Micene, e servirlo e di chiamarsi da quel momento in avanti Eracle ("gloria di Era"). Fu così che Euristeo affidò ad Ercole dieci compiti impossibili, cui se ne aggiunsero altri due, da cui le leggendarie Dodici Fatiche.
Nella prima fatica, Eracle uccise il terribile leone di Nemea (rappresentato dalla costellazione del Leone), un animale terribile e dalla pelle invulnerabile, tanto che per averne ragione, Eracle dovette afferrarlo fra le braccia e soffocarlo.
Nella seconda fatica egli dovette uccidere l'Idra, un mostro sanguinario dal corpo di cane e nove teste, che uccideva chiunque gli passava vicino con il suo alito mefitico. Durante la battaglia nella quale Eracle uccise l'idra di Lerna Era inviò contro Eracle un granchio gigantesco, simboleggiato dalla costellazione del Cancro che, prima di essere schiacciato inesorabilmente riuscì a mordere l'eroe al tallone. Queste prime due imprese furono utili ad Eracle ai fini dell'equipaggiamento: la pelle del leone gli servì da armatura per tutta la vita e col sangue velenosissimo dell’idra trasformò le punte delle sue frecce in armi micidiali.
Nella terza fatica dovette catturare la cerva cerinitica, che egli inseguì per un anno intero arrivando fino ai paesi iperborei.
Andando a caccia del cinghiale di Erimanto, che doveva portare vivo ad Euristeo, quarta fatica, Eracle ebbe a che fare con i Centauri e, inavvertitamente, ferì con una freccia il più celebre fra essi, Chirone, rappresentato in cielo sia dalla costellazione del Centauro che da quella del Sagittario.
Nella quinta fatica uccise con arco e frecce gli uccelli carnivori della palude di Stinfalo.
La sesta fatica consistette nella pulizia delle stalle di Augia, re degli Epei, inondandole col fiume Alfeo deviato dal suo corso.
Nella settima catturò il toro di Creta, reso furioso da Poseidone.
L'ottava fatica consistette nel domare le cavalle antropofaghe di Diomede, re dei Bistoni, selvaggia popolazione della Tracia; uccise quindi lo stesso re e ne diede il cadavere in pasto alle cavalle.
Con la nona fatica uccise Ippolita, regina delle Amazzoni, e ne conquistò la cintura.
Nella decima fatica Eracle dovette rubare il bestiame a Gerione, un mostro con tre corpi.
L'undicesima fatica fu quella di impadronirsi dei pomi aurei delle Esperidi, che erano sorvegliati dal drago Ladone, che fu ucciso da Eracle; questa fatica fu particolarmente lunga ed impegnativa, nel corso della quale, Eracle, uccise con una freccia l'aquila che rodeva il fegato a Prometeo.
La dodicesima fatica consistette nella cattura del mitologico guardiano dell'Oltretomba, Cerbero, il cane dalle tre teste.
Alla fine, all'eroe fu concessa la libertà ed alla sua morte il suo spirito si unì agli dei e Zeus pose la sua costellazione nel cielo.

In tutte le rappresentazioni di questa figura umana, essa appare sempre capovolta, cioè con la testa in giù.
In una mano tiene una clava, che si protende verso il basso, mentre nell'altra, la fantasia dei disegnatori ha posto varie cose: in genere vi appare la pelle del leone Nemeo, con in più un ramo dell'albero dai frutti d'oro, o addirittura un animale a tre teste, individuato in Cerbero, guardiano degli Inferi, presente tra l'altro nella Divina Commedia di Dante.
Alpha Herculis si chiama Ras Algethi, che in arabo significa "il capo dell'inginocchiato", perché in questa posizione era immaginato Ercole. I cinesi la chiamavano invece "il trono dell'imperatore".


 

Dragone                                                                                                                  Eridano
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Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2009
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